Discorso Catechetico per l’inizio della Santa e Grande Quaresima 2021

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DISCORSO CATECHETICO
PER L’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA
2021

B A R T O L O M E O
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA

SIA GRAZIA E PACE
DAL SALVATORE E SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO
E DA PARTE NOSTRA PREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO


Onoratissimi Fratelli e Figli benedetti nel Signore,

Entriamo, con la benevolenza e la grazia di Dio datore di beni, nella Santa e Grande Quaresima, nella gara delle lotte ascetiche. La Chiesa, che conosce i labirinti dell’animo umano e il mito di Arianna, la vita per uscire da essi – l’umiltà, la conversione, la forza della preghiera e delle sacre funzioni di compunzione, il digiuno che uccide le passioni, la pazienza nella regola dI pietà, – ci chiama anche quest’anno ad un percorso ispirato da Dio, il cui metro è la Croce e orizzonte la Resurrezione di Cristo.

La venerazione della Croce, nel mezzo della Santa e Grande Quaresima, rivela il significato dell’intero periodo. La parola del Signore risuona e sconvolge: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, … prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc. 9,23). Siamo chiamati a portare la nostra croce personale, seguendo il Signore e contemplando la Sua Croce portatrice di vita, nella consapevolezza che il Signore è colui che salva e non colui che porta la nostra croce. La Croce del Signore è “il giudizio del nostro giudizio”, il “giudizio del mondo” e allo stesso tempo la promessa che il male, in tutti i suoi aspetti, non ha l’ultima parola nella storia. Guardando verso Cristo, sotto la Sua protezione, come arbitro, che benedice e irrobustisce il nostro sforzo, combattiamo la buona lotta, “siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi“ (2 Cor. 4, 8-9). Questa è la quintessenza esperienziale anche durante questo periodo della croce e della resurrezione. Camminiamo verso la Resurrezione attraverso la Croce, attraverso la quale “è venuta la gioia al mondo intero”.

Forse alcuni di voi si chiedono, perché la Chiesa, con la pandemia allo stato latente, aggiunge alle limitazioni sanitarie esistenti ancora una “quarantena”, quella della Grande Quaresima. Di fatto, anche la Grande Quaresima è una “quarantena”, cioè un periodo di tempo della durata di quaranta giorni. Ciononostante, la Chiesa non viene per snervarci ancora di più con nuovi obblighi e proibizioni. Al contrario, ci invita a dare significato alla quarantena che viviamo a causa del coronavirus per mezzo della Grande Quaresima, come liberazione dall’ingabbiamento dalle cose “di questo mondo”.

La odierna lettura del Vangelo pone le condizioni per questa liberazione. Prima condizione è il digiuno, non con il significato della astinenza solamente da determinati alimenti, ma anche da quelle abitudini che ci tengono incollati al mondo. Questa astinenza non costituisce una manifestazione di disprezzo del mondo, ma un necessario presupposto per ridefinire la nostra relazione con esso e vivere la sola letizia della sua rivelazione come campo della testimonianza cristiana. Per questo motivo, nello stadio del digiuno, la visione e il vissuto della vita dei fedeli ha un carattere pasquale, un sapore di Resurrezione. Il “clima quaresimale” non è opprimente, ma un’atmosfera di gioia.
Questa “grande gioia” è stata annunciata dall’angelo “a tutto il popolo” durante la nascita del Salvatore (Lc. 2, 10), essa è “gioia perfetta “ (1 Gv. 1, 4) e inalienabile della vita in Cristo. Cristo è sempre presente nella nostra vita, si trova più vicino a noi di quanto siamo a noi stessi, in tutti i giorni, “fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20). La vita della Chiesa è una testimonianza indistruttibile riguardo al Cristo che viene e alla speranza del Regno, pienezza della rivelazione del mistero della Divina Economia.

La fede è la risposta alla benevola condiscendenza di Dio verso di noi, il “Si” con tutta il nostro io a colui “che piega i cieli e scende” per redimere il genere umano “dalla schiavitù del nemico” e per aprire la via della divinizzazione per grazia. Dal dono della Grazia sgorga e si alimenta l’amore sacrificale per il prossimo e la “cura” per tutto il creato. Se viene a mancare questo amore fraterno e la preoccupazione gradita a Dio per la creazione, allora il prossimo diviene “il mio inferno” e il creato viene abbandonato a forze irrazionali che lo trasformano in oggetto di sfruttamento e in un ambiente nemico per l’uomo.

La seconda condizione per la liberazione che promette la Grande Quaresima è il perdono. Una dimenticanza della divina misericordia e della carità ineffabile, inosservanza del comandamento della Domenica per divenire il “sale della terra” e “la luce del mondo” (Mt. 5, 13-14) e un cattivo mutamento del vissuto cristiano, è costituito dalla “spiritualità chiusa” che vive dal rifiuto e dal rigetto dell’”altro” e del mondo, fa morire l’amore, il perdono e l’accettazione del diverso. Questo atteggiamento infecondo e arrogante della vita viene disapprovato con enfasi dalla Parola del Vangelo durante le prime tre domeniche del Triodion.

E’ risaputo che tali eccessi presentano un incremento in modo particolare durante i periodi in cui la Chiesa chiama i fedeli ad un esercizio spirituale e vigilanza. Tuttavia, la vera vita spirituale è una via di rinascita interna, una uscita dal nostro io, un movimento d’amore verso il prossimo. Non si basa su sindromi di purezza ed esclusioni, ma è perdono e discernimento, glorificazione ed eucarestia, secondo la sapienza pratica della tradizione ascetica: “non gli alimenti, ma la golosità è cattiva…, non il parlare, ma le chiacchere,… né il mondo è cattivo, ma le passioni”.

Con questa disposizione e sentimenti, unendo le nostre preghiere con tutti voi, carissimi, per il superamento definitivo della micidiale pandemia e per affrontare velocemente le sue conseguenze sociali ed economiche e domandando le vostre preghiere di supplica per il funzionamento di nuovo della Sacra Scuola Teologica di Halki, a cui è stato imposto il silenzio dall’alto da cinquanta anni, in modo totalmente ingiusto, accogliamo in Chiesa la Santa e Grande Quaresima, cantando e salmeggiando unanimemente il “Dio è con noi”, a Lui sia la gloria e la potenza nei secoli senza fine. Amen!

Santa e Grande Quaresima, 2021

Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente intercessore presso Dio per tutti voi

Fonte: Οἰκουμενικὸν Πατριαρχεῖον | Ecumenical Patriarchate

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